Pubblico impiego: la violazione delle regole sulla competenza nel procedimento disciplinare comporta la nullità della sanzione disciplinare

5 novembre 2019

Pubblico impiego: la violazione delle regole sulla competenza nel procedimento disciplinare comporta la nullità della sanzione disciplinare irrogata.

Con sentenza n.28111 pubblicata in data 31 ottobre 2019, la Suprema Corte di Cassazione, Sezione lavoro, ha affermato che alla violazione delle regole sulla competenza nel procedimento disciplinare nel pubblico impiego, risolvendosi in una violazione di norme inderogabili, consegue l'illegittimità del procedimento e la nullità della sanzione irrogata.


Infatti, la ratio della regola della "competenza" di cui all'art.55-bis D.Lgs. n.165/2001, che attribuisce il potere disciplinare per le sanzioni di minore gravità al responsabile della struttura avente qualifica dirigenziale e la competenza per le sanzioni più gravi (dalla sospensione da 11 giorni a sei mesi al licenziamento) all'Ufficio per i procedimenti disciplinari, deve essere individuata, da una parte, nell'esigenza di rendere più veloce l'esercizio del potere disciplinare e, dall'altra, ma solo per i procedimenti relativi ai fatti puniti con sanzioni più gravi, nell'esigenza di assicurare al dipendente maggiori garanzie di imparzialità e di specializzazione dell'U.P.D., grazie alla indifferenza di quest'ultimo rispetto al capo della struttura del dipendente incolpato, coinvolto direttamente nella vicenda disciplinare.


I principi del giusto procedimento e di legalità in senso formale, pertanto, trovando applicazione anche con riguardo al procedimento disciplinare nel pubblico impiego, postulano che l'organo competente debba essere individuato in modo univoco e chiaro a prescindere e, comunque, anteriormente rispetto ad uno specifico procedimento disciplinare.