Legittimità dell’utilizzo dei permessi ex art. 33 L. n.104/92: la causalità diretta tra permesso e assistenza al disabile.

25 ottobre 2019

Legittimità dell’utilizzo dei permessi ex art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104: ciò che rileva è il persistere del nesso di causalità diretta tra la fruizione del permesso e l'assistenza al disabile.

La Corte di Cassazione, Sezione lavoro, con sentenza pubblicata in data 22 ottobre 2019, ha chiarito, in materia di permessi ex art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, che l'assenza dal lavoro per la fruizione del permesso deve porsi in relazione diretta con l'esigenza per il cui soddisfacimento il diritto stesso è riconosciuto, ossia l'assistenza al disabile, dovendosi escludere che alla fruizione del permesso possa connettersi una funzione meramente compensativa o di ristoro delle energie impiegate dal dipendente per l'assistenza prestata al disabile o, comunque, la possibilità di utilizzare il permesso per esigenze diverse da quelle per le quali è stato concesso. In conseguenza, ove il nesso causale tra assenza dal lavoro ed assistenza al disabile manchi del tutto non può riconoscersi un uso del diritto coerente con la sua funzione e dunque si è in presenza di un uso improprio ovvero di un abuso del diritto.

In questa prospettiva, la Suprema Corte ha precisato, inoltre, che il comportamento del prestatore di lavoro subordinato che, in relazione al permesso ex art. 33 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, si avvalga dello stesso non per l'assistenza al familiare, bensì per attendere ad altra attività, integra l'ipotesi di abuso del diritto, giacché tale condotta si palesa, nei confronti del datore di lavoro, come lesiva della buona fede, privandolo ingiustamente della prestazione lavorativa in violazione dell'affidamento riposto nel dipendente, ed integra nei confronti dell'ente di previdenza erogatore del trattamento economico, un'indebita percezione dell'indennità ed uno sviamento dell'intervento assistenziale.