I termini di decadenza per l'impugnazione del licenziamento non si applicano al Dirigente nelle ipotesi di "ingiustificatezza" del recesso

13 gennaio 2020

I termini di decadenza di cui all'art. 32, Legge n.183/2010 per l'impugnazione del licenziamento non si applicano al Dirigente nelle ipotesi di "ingiustificatezza" del recesso di fonte convenzionale, cui consegue la tutela risarcitoria dell'indennità supplementare.

Con sentenza dell'8 gennaio 2020, la Corte di Cassazione, Sezione lavoro, ha affermato che la disciplina sulla decadenza del Collegato Lavoro non può riferirsi anche alle ipotesi di mera ingiustificatezza del licenziamento dei dirigenti di fonte convenzionale.

La Suprema Corte ha, infatti, ha optato per un'interpretazione restrittiva dell'art.32, comma 2, Legge n,183/2010 nella parte in cui prevede che il regime decadenziale si applichi "a tutti i casi di invalidità del licenziamento", ravvisando nel termine "invalidità un significato preciso, che presuppone che l'atto sia inficiato nella sua validità per un vizio intrinseco derivante dal discostamento dal modello legale, dal quale derivi l'incapacità dell'atto contrario ad una norma di produrre effetti conformi alla sua funzione economico sociale. 

Dunque, nel concetto di invalidità non può ricondursi l'ipotesi della "ingiustificatezza" di fonte convenzionale, cui consegue la tutela meramente risarcitoria dell'indennità supplementare. Quest'ultima, infatti, si collega ad un atto incontestabilmente e pacificamente valido, che incide in termini solutori sul rapporto di lavoro.